venerdì 30 ottobre 2009

Buon Natale...

Vivo in un paese alle porte di Roma e nel supermarket dietro casa gli addobbi natalizi sono comparsi non più tardi del 10 ottobre. Avevo ancora in macchina il telo da mare e nelle orecchie il rombo sommesso delle feste in spiaggia. Ma gli scaffali mi parlavano d'altro: sfere di vetro, frammenti d'abete plastificato, calze ricamate con l'effige di Santa Claus e della Befana, candele, alberelli, addobbi vari. Ma soprattutto carta da regalo di ogni tipo, buste per impacchettare con gusto, fiocchi, nastri, schotch e tutto il necessario per una confezione incomparabile. Così dalla frenesia vacanziera appena passata (che parte a marzo/aprile con la scelta del luogo, la prenotazione dell'aereo, l'attesa/pretesa del divertimento, del sesso, del relax) sono approdato, senza soluzione di continuità, nella paranoia regali: cosa regalare, a chi e, soprattutto, fare in modo di non essere solo per Natale. E per Capodanno! Mio Dio! Che farò a capodanno? Dove andrò? Con chi? So che mi devo divertire e devo prepararmi a farlo al meglio, il supermarket me l'ha detto. Oggi anche al grande Centro Commerciale (7000 posti auto, 220 negozi) tutto era natalizio e la gente già si fermava alle vetrine valutando, anticipando i tempi, mordendosi già nervosamente il labbro: giocare d'anticipo, portare avanti il lavoro... già il "lavoro".
Vivo in un paese alle porte di Roma, dove la caccia è un hobbie comune, così di tanto in tanto si sente sparare. Anche oggi. Credevo fossero i soliti assassini per diporto... invece no: sono i primi "botti" di capodanno, testati da impavidi ragazzini che sfidano le mamme premurose. E' già capodanno, tutto si anticipa, tutto si organizza, tutto s'impone e viviamo perennemente fuori tempo, guidati dagli scaffali a fare - quando vogliono loro - cose che altrimenti saremmo stanchi da tempo di fare.

"Manca un'ora all'anno nuovo. Le voci della televisione, gli scoppi dei petardi, le grida dei vicini. Si uccide l'anno vecchio. Ma io non credo che un anno possa essere ucciso. [...] Non andrò in nessuna festa. Mi è impossibile divertirmi. Sono offeso da come va il mondo - dalla volgarità delle masse. In Italia: Canzonissima, Sanremo, campionato di calcio, la macchina nuova, nient'altro"
(1968 Ennio Flaiano, Diario degli errori, appunto n. 305)

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