La donna è scavata nel volto, segnata da chissà cosa. E' immobile e muta e guarda nel vuoto del teleobiettivo. Ha, per noi, i modi della maschera, indossa quasi gli stessi vestiti da quando è successo: una figlia scomparsa nel nulla. I media (così li chiamano, perché pare DEBBANO fare da tramite tra noi e la vita) la seguono, seguono le tracce della giovane ragazza, scoprono particolari, lanciano sospetti con e prima degli inquirenti; inseguono avvocati, intervistano parenti e di nuovo puntano il video-fucile sulla mamma, sulla sua maschera che conosciamo.
La donna è di pietra (o di sale) e guarda, sperduta, dritto negli occhi di chi guarda. La conduttrice si perde, quasi, nell'
eccitazione del momento: arrivano le telefonate, forse la ragazza è stata vista, no non era lei, forse da un'altra parte, io tre giorni fa, credo, smentisco, rilancio. La conduttrice finge di consolare la madre di sale, che non risponde. La conduttrice sta forse per mollare la presa, la madre di sale fa poco spettacolo. Poi accade qualcosa. La madre guarda l'obiettivo, la conduttrice sgrana gli occhi fuori campo, verso gli assistenti di redazione. L'eccitazione le torna potente sul volto: che forse una notizia, non confermata, forse qualcuno, ma non possiamo dirlo, forse la ragazza, ma non vorremmo dirlo, forse la notizia che temevamo, pare proprio ma non è sicuro, allora meglio non dirlo, ancora, ma alla madre di sale sì, per lo meno accennarlo, che a quanto pare hanno trovato, ma no non lo dico, perché non è detto, aspetti un momento, forse è smentito, ancora niente, chiamaiamo avvocati, inquirenti, agenzie, che sia il presidente, un ministro, il papa in diretta che ci dica che no, che questa notizia, signora, non dobbiamo dargliela noi, se vuole ci fermiamo, ma pare proprio che il corpo della ragazza... ma non vorrei dire troppo.
La madre resta di sale, così com'era partita. La conduttrice non riesce a reggere l'eccitazione, le si legge in faccia la felicità di aver avuto la fortuna più grande: la possibilità A) di avere per prima la notizia, in diretta, che la ragazza che da giorni si cerca e sulla quale giornali e tv
hanno creato il giusto hype, è stata trovata [finalmente?] morta ammazzata; B) di poter dire (e lo dice!) in diretta alla mamma della ragazza che lo zio ha testè confessato stupro e omicidio; C) di avere in sottofondo il pianto disperato e di vergogna della cugina, figlia dello stupratore; D) di avere una madre di sale, privata con violenza della figlia, inespressiva e inerme, come una maschera antica, cui lei stessa può applicare i sentimenti più disparati (ora rabbia, ora disperazione, ancora sdegno, calma, principio di pianto, panico e altro... Tutto si adatta a quel volto in un farsesco effetto Kulesov [*]).
E così seguitiamo a navigare, barche portate dall'agenda setting [**], dai titoli grandi dei giornali, dal volto del mostro e quello della vittima, dalle fototessera che quasi non vorremmo farci più perché non debbano un giorno comparire in prima pagina o come immagine di sfondo di una codarda intervista a un passante che dichiara scandalosa la nostra scomparsa per poi tornare alla sua vita, rispospinto di continuo verso un'esistenza tanto grigia che lo stupro e l'assassinio più brutali ne sono diventati lo zucchero e il colore.
[*] - E' detto "effetto Kulesov" l'effetto dato da un montaggio di immagini neutre alternate che prendono senso unicamente dal loro accostamento. L'esperimento di Kulesov: "Lo stesso identico primo piano di un attore veniva mostrato al pubblico dopo tre inquadrature diverse: un piatto di minestra, un cadavere, una pistola (secondo quanto si racconta. Interrogato poi il pubblico manifestò di aver percepito sfumature opposte nell'interpretazione dell'attore: fame, dolore, paura...)"
[**] - "agenda setting" è la teoria delle comunicazioni che individua la capacità dei media di gestire la "salienza" delle notizie e, sostanzialmente, di decidere di cosa occorre parlare. In parole povere i media non ci dicopno tanto che opinione avere ma "su cosa" dobbiamo farci un'opinione.
La donna è di pietra (o di sale) e guarda, sperduta, dritto negli occhi di chi guarda. La conduttrice si perde, quasi, nell'
eccitazione del momento: arrivano le telefonate, forse la ragazza è stata vista, no non era lei, forse da un'altra parte, io tre giorni fa, credo, smentisco, rilancio. La conduttrice finge di consolare la madre di sale, che non risponde. La conduttrice sta forse per mollare la presa, la madre di sale fa poco spettacolo. Poi accade qualcosa. La madre guarda l'obiettivo, la conduttrice sgrana gli occhi fuori campo, verso gli assistenti di redazione. L'eccitazione le torna potente sul volto: che forse una notizia, non confermata, forse qualcuno, ma non possiamo dirlo, forse la ragazza, ma non vorremmo dirlo, forse la notizia che temevamo, pare proprio ma non è sicuro, allora meglio non dirlo, ancora, ma alla madre di sale sì, per lo meno accennarlo, che a quanto pare hanno trovato, ma no non lo dico, perché non è detto, aspetti un momento, forse è smentito, ancora niente, chiamaiamo avvocati, inquirenti, agenzie, che sia il presidente, un ministro, il papa in diretta che ci dica che no, che questa notizia, signora, non dobbiamo dargliela noi, se vuole ci fermiamo, ma pare proprio che il corpo della ragazza... ma non vorrei dire troppo.La madre resta di sale, così com'era partita. La conduttrice non riesce a reggere l'eccitazione, le si legge in faccia la felicità di aver avuto la fortuna più grande: la possibilità A) di avere per prima la notizia, in diretta, che la ragazza che da giorni si cerca e sulla quale giornali e tv
hanno creato il giusto hype, è stata trovata [finalmente?] morta ammazzata; B) di poter dire (e lo dice!) in diretta alla mamma della ragazza che lo zio ha testè confessato stupro e omicidio; C) di avere in sottofondo il pianto disperato e di vergogna della cugina, figlia dello stupratore; D) di avere una madre di sale, privata con violenza della figlia, inespressiva e inerme, come una maschera antica, cui lei stessa può applicare i sentimenti più disparati (ora rabbia, ora disperazione, ancora sdegno, calma, principio di pianto, panico e altro... Tutto si adatta a quel volto in un farsesco effetto Kulesov [*]).E così seguitiamo a navigare, barche portate dall'agenda setting [**], dai titoli grandi dei giornali, dal volto del mostro e quello della vittima, dalle fototessera che quasi non vorremmo farci più perché non debbano un giorno comparire in prima pagina o come immagine di sfondo di una codarda intervista a un passante che dichiara scandalosa la nostra scomparsa per poi tornare alla sua vita, rispospinto di continuo verso un'esistenza tanto grigia che lo stupro e l'assassinio più brutali ne sono diventati lo zucchero e il colore.
[*] - E' detto "effetto Kulesov" l'effetto dato da un montaggio di immagini neutre alternate che prendono senso unicamente dal loro accostamento. L'esperimento di Kulesov: "Lo stesso identico primo piano di un attore veniva mostrato al pubblico dopo tre inquadrature diverse: un piatto di minestra, un cadavere, una pistola (secondo quanto si racconta. Interrogato poi il pubblico manifestò di aver percepito sfumature opposte nell'interpretazione dell'attore: fame, dolore, paura...)"
[**] - "agenda setting" è la teoria delle comunicazioni che individua la capacità dei media di gestire la "salienza" delle notizie e, sostanzialmente, di decidere di cosa occorre parlare. In parole povere i media non ci dicopno tanto che opinione avere ma "su cosa" dobbiamo farci un'opinione.
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